La maschera più usata dalla tristezza è la rabbia. La rabbia (da tristezza) può prendere due strade. Quel preciso momento in cui la goccia fa traboccare il vaso e le varianti di riuscita sono: la più ovvia ossia l'esplosione, la deflagrazione che distrugge tutto ciò che incontra, fatta di urla e sangue (metaforico) versato; l'altra e forse la peggiore e cioè l'implosione. E' rabbia covata, la palla di pece che ribolle nello stomaco, il fegato da far invidia a quello di uno squalo. E' la fragilità nascosta dietro ogni parola, l'incrinatura che avanza, il sonno che non riposa. Il dispiacere di scoprirsi sempre (ancora e ancora) ad aver fatto una scelta sbagliata e la voglia di non farne più. La rabbia inespressa si traduce quasi sempre in tristezza, ma non tutti sappiamo esprimerla e finisce per rimanere lì, che ce la ricordiamo solo noi che la portiamo dentro.
Sembra che io non riesca ad imparare dagli errori. Sarò difettosa. Un pò.

posso abbracciarti?
RispondiEliminaBEN VENGA!! :D
RispondiElimina(ora si scopre che la mia era solo una subdola strategia per avere qualche abbraccio gratuito!)
ben riuscita...ma non ci credo :-P
RispondiEliminaMi unisco all'abbraccio
RispondiEliminafamo l'ammucchiata!! xD
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